Vaccinazioni obbligatorie, il Consiglio comunale dice sì. Ora la palla passa alla Regione

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Pesaro – Passa in Consiglio comunale la mozione riguardante l’obbligo di vaccinazione per i bambini che frequentano i nidi comunali o privati convenzionati. Il documento chiedeva in particolare a sindaco e giunta, di “monitorare in Regione l’iter di votazione, affinché arrivi in Consiglio regionale il prima possibile, tanto da poter applicare la normativa per il prossimo anno scolastico”. Al termine di un ampio dibattito, è stato approvato da maggioranza e opposizione, con 23 voti favorevoli, 5 contrari (Movimento 5 stelle) e 2 astenuti (Santini e Dallasta).

Ma a tener banco è stata la mozione presentata dai consiglieri Roberta Crescentini, Renzoni Bezziccheri, Bettini, Fraternali, Signorotti, Ceccaroli, Terenzi, Panicali, Amadori e Perugini, sull’obbligo della vaccinazione.
Roberta Crescentini, ha parlato di “dati drammatici per quanto riguarda la provincia di Pesaro e Urbino”, esprimendo la propria solidarietà alla Regione Marche. Con la mozione il Consiglio comunale esprime “soddisfazione per l’iter intrapreso dalla commissione sanità della Regione che in tempi rapidi ha provveduto a licenziare una proposta di legge che obbliga la vaccinazione per i bambini che intendono frequentare i nidi”.
Contrari alla mozione i consiglieri del M5S. Per Federico Alessandrini “si tratta di una scelta personale, ma pur essendo io vaccinato e anche mia figlia, sono assolutamente contrario alle imposizioni”. Milena Signorotti (Pd) ha ribadito l’importanza dei vaccini, e che “le istituzioni sono dalla parte della scienza e della salute pubblica”, mentre per Ilaro Barbanti (Pd) “la vaccinazione è una pietra miliare nel campo delle medicina, l’architrave per quanto riguarda la prevenzione delle malattie infettive”. Per Fabrizio Pazzaglia (M5S) “Vanno rispettate le sensibilità di tutti. Perché rendere le vaccinazioni obbligatorie quando in Europa ci sono 15 Stati dove non lo sono?”. Per Francesca Fraternali (Pd) “forse è vero che l’obbligatorietà non basta a ripianare questo deficit di cultura scientifica, ma comunque mette un freno a possibili epidemie”.