Sanità, i sindaci di Cagli, Pergola e Sassocorvaro: no all’ospedale unico che penalizza le aree interne

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Non passa il documento dei 13 sindaci sottoscrittori del ‘Patto di Piagge’. Il provvedimento esprimeva contrarietà alla localizzazione e alla realizzazione dell’ospedale unico come struttura unica per la copertura del bisogno di cura e assistenza al livello minimo di Area Vasta, l’istituzione di un tavolo di lavoro e di concertazione tra sindaci e Regione per la redazione di un nuovo piano sanitario regionale e la proposta di un modello sanitario policentrico.
La votazione, nonostante la richiesta dei sindaci del centrosinistra di non iscrivere il punto all’ordine del giorno perchè non di competenza dell’assemblea, è terminata con 18 voti contrari, 6 voti favorevoli e 10 astenuti. Non sono mancate le critiche nei confronti dell’amministrazione regionale. In particolare dai sindaci delle aree interne dove sono presenti i 4 piccoli ospedali: Pergola, Cagli, Fossombrone e Sassocorvaro.
“Sono contrario alla riforma sanitaria, spiega il sindaco di Sassocorvaro Daniele Grossi. A Sassocorvaro mancano 25 posti letto di lungodegenza ed il Punto di primo intervento è stato depotenziato e trasformato in Punto di accoglienza territoriale. C’è un forte ridimensionamento dei servizi per Sassocorvaro nonostante l’ingresso del privato per la gestione di alcuni servizi”.
Contrario alla riforma anche il primo cittadino di Pergola Francesco Baldelli. “I problemi che abbiamo oggi nei Pronto soccorso sono frutto di questa riforma perchè non può esistere un ospedale per acuti senza Pronto soccorso – attacca Baldelli -. La mobilità attiva registrata da Marche Nord in questi mesi? Dovuta al semplice smantellamento delle strutture delle aree interne. Con questa riforma lasciamo le porte della sanità pesarese spalancate al privato”.
Critico anche il sindaco di Cagli Alberto Alessandri. “A Cagli c’è un impoverimento dei servizi evidente che va a discapito anche dell’ospedale di Urbino- premette Alessandri- Il Pat, ad esempio, è stato attivato venerdì sera a Cagli. Lunedì l’ospedale di Urbino era già al collasso. Ma questo è solo l’inizio”. I cittadini “non si rivolgeranno al Pat- prosegue- ma andranno verso altre strutture. Il medico della guardia medica, che si trova dentro il Pat una volta che l’ambulanza del 118 è fuori, non è adeguato a gestire certe situazioni. Ha altri tipi di funzione. Io chiedo una sospensione della riforma per tamponare l’emorragia che sta colpendo i nostri territori”. (tratto da Agenzia Dire)