Crollo di assunzioni e lavoro. Una provincia in piena crisi, lo dice Simona Ricci della Cgil

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Pesaro – In attesa di conoscere i dati Istat 2016 su lavoro ed economia (gli unici che ci consentiranno un’analisi puntuale), vale la pena fermarsi sui dati del terzo trimestre 2016 del mercato del lavoro. Sia quelli marchigiani e, ancora di più, quelli pesaresi, ci raccontano di un mercato del lavoro sempre più deteriorato e sempre più in affanno, con un crollo del saldo tra assunzioni e cessazioni, in particolare a Pesaro.
Credo che il 2016, per noi, sarà davvero un anno di svolta, in senso negativo. Siamo area di crisi, un’area pari all’intero territorio provinciale, senza che nessuno, da nessuna parte, si interroghi sulle strategie per uscirne.
Abbiamo una struttura produttiva oramai allo stremo, senza più neppure la copertura degli ammortizzatori sociali in deroga per le imprese sotto i 5 dipendenti, che sono la maggior parte, senza che la consapevolezza che l’intero sistema provinciale sia in crisi si sia fatta strada tra la classe dirigente.
L’unico tavolo di confronto sul lavoro e sullo sviluppo che, tra alti e bassi, prova ad elaborare qualcosa su questi temi è quello che l’Assessore Delle Noci si “ostina” a tenere aperto da quasi quattro anni. Troppo poco e con pochi risultati. Ma il Sindaco Ricci non ha mai partecipato a nessun incontro e raramente lo si sente intervenire su questi temi, salvo quando dichiara che il turismo è il nostro futuro e può raddoppiare il suo contributo al Pil provinciale. Cosa cui nessuno crede, forse neppure lui. Nel resto dei comuni del territorio si va in ordine sparso o non si va.
Fano sta elaborando il suo di Piano Strategico, Pesaro affida alle due Università, Ancona e Urbino, un’analisi del territorio provinciale, intestandosi, meritoriamente, l’impegno per porre le basi di una pianificazione strategica su scala provinciale, ma quali siano le probabilità che Delle Noci e Ricci riescano a portare allo stesso tavolo gli amministratori e tutto il sistema provinciale, è lecito, io credo, dubitare. Noi, la Cgil, ci siamo e ci saremo. L’entroterra appare diviso e in difesa, campanili che risorgono, aree industriali ed artigianali in affanno, un welfare che non riesce ad affrontare il tema dell’invecchiamento progressivo ne tanto meno quello del calo demografico, mentre la sanità viene privatizzata.
Nel frattempo, salvo qualche rara eccezione, il sistema produttivo locale non si muove in nessuna delle traiettorie previste dal piano Industria 4.0 che si sta elaborando nella cabina di regia nazionale, per fare quel salto di qualità su tecnologie e produttività necessario alla ripresa e allo sviluppo.
Se si guardano ai dati dell’Osservatorio Cgil Pesaro sulle imprese del territorio, sono solo 106 imprese su 160 del manifatturiero che dichiarano di fare investimenti ma il 52% del volume degli investimenti effettuati si concentra in 4 imprese 4. Un dato emblematico.
Per che cosa si caratterizzerà questo territorio? Per il legno mobile? Per la qualità dei materiali e del ciclo produttivo? Per le macchine industriali? Per un sistema formativo professionale e per poli tecnologici e universitari che siano attrattivi per gli investimenti, anche esteri? Non è dato sapere. Non ci si improvvisa per quello che non si è mai stati e se mai lo si diventerà ci vorranno anni, sempre che si parta oggi e lo si faccia col piede giusto. Con molto coraggio e con qualcuno, il sistema pubblico e l’insieme degli stakeholders, che sappia orientare lo sviluppo, Regione in testa.
Ci vorrebbero gli Stati Generali del Manifatturiero, altro che turismo, con tutto il rispetto, se poi su quest’ultimo ci si affida alle Pro Loco piuttosto che ad una successione di eventi il cui esito promozionale, al massimo si ferma ai comuni del circondario, fanese o pesarese o urbinate, non c’è tanto su cui sperare. Più che attirare turisti, opera sicuramente meritoria per carità, dovremmo preoccuparci di far nascere bambini e bambine e di trattenere i nostri cittadini avendo noi il saldo demografico peggiore di tutta la Regione (meno 800).
Nel frattempo il boom dei vouchers, oltre 1 milione e mezzo nel 2016, primato regionale, da l’idea di quale sia l’investimento che il terziario fa sulle proprie risorse umane. Anche il manifatturiero non è da meno, non solo perché ha scoperto le meraviglie dei vouchers ma anche perché si pregia di imprenditori, che cavalcano l’onda della fragile ripresa, assumendo lavoratori cingalesi perché magari non si iscrivono al sindacato, lavorano e stanno zitti, e il sindacato, forse, può certo venire in azienda ma “è vietato cazzeggiare”, come ha di recente dichiarato un noto imprenditore ad un quotidiano locale, pochi mesi fa.
Noi continuiamo a sperare e a pensare ad uno sviluppo diverso, qualitativamente e quantitativamente migliore, a desiderare di parlare con “imprenditori imprenditori”, quelli veri, che pur resistono e vorrebbero, come noi, che il sistema produttivo, sociale e istituzionale provinciale provasse a muoversi, almeno per una volta, almeno di fronte all’emergenza lavoro, come un corpo solo.

(Simona Ricci – Segretaria Generale CGIL Pesaro Urbino)