I marchigiani tornano al ristorante e nelle pizzerie; ma prima passano al bar

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Secondo gli ultimi dati Istat, evidenziati dalla Cna Marche, ogni famiglia marchigiana ha speso ogni mese in servizi ricettivi e ristorazione 303 euro, pari al 13,2 di una spesa complessiva di 2.305 euro. In un anno tra pranzi, cene e colazioni se ne vanno se 3.636 euro per ogni famiglia marchigiana.

La domanda dei marchigiani viene soddisfatta da 8.520 attività di ristorazione iscritte alle Camere di Commercio a settembre 2016. Cinque anni fa le imprese in attività erano 8.121. In questi anni di crisi sono quindi aumentate di 399 unità di cui 281 ristoranti, 111 bar e 7 servizi di catering. La stretta sui ristoranti fatti in casa.
Ai marchigiani piace mangiare al bar, in pizzeria o al ristorante. Sono stati otto su dieci lo scorso anno quelli che hanno pranzato almeno una volta fuori casa, scegliendo anche fast food e tavole calde per la pausa pranzo. Il 30% lo fa due volte a settimana e un altro 30% più di due volte. Intanto arriva la stretta sui ristoranti fatti in casa. E’ all’esame del parlamento una legge che disciplina l’attività non professionale di ristorazione esercitata da persone fisiche nelle abitazioni private.

“Finalmente -commenta Gabriele Di Ferdinando responsabile Cna Marche per le imprese del turismo e della ristorazione -verranno tutelati sia i consumatori sia i ristoratori dalla concorrenza sleale. Le nuove regole prevedono requisiti igienico sanitari per le abitazioni dove viene svolta questa attività, prenotazioni solo on line, un massimo di 10 coperti al giorno e 500 all’anno, l’attestazione di inizio attività inviata al Comune e un’assicurazione civile per danni contro terzi. Dopo l’esame della Camera ora passerà al Senato”.
Nel 2015 secondo gli ultimi dati Istat, ogni famiglia marchigiana ha speso ogni mese in servizi ricettivi e ristorazione 303 euro, pari al 13,2 di una spesa complessiva di 2.305 euro. In un anno tra pranzi, cene e colazioni se ne vanno se 3.636 euro per ogni famiglia marchigiana.
Quanto spende ogni giorno chi pranza fuori casa? Il 44,9% dedica al pranzo tra i 5 e i 10 euro mentre per il 32,4% la spesa oscilla tra i 10 e i 20 euro. A stare sotto i 5 euro è il 12,6% dei consumatori e il 10% supera i 20 euro.
Ripresa dei consumi o poca voglia di stare in cucina? Secondo la Cna Marche più la prima ipotesi che la seconda.
“I marchigiani -afferma Di Ferdinando – sono sempre più attenti al rapporto tra la qualità e il prezzo e, specialmente nella pausa lavorativa scelgono pasti veloci ed economici, pur con grande attenzione alla salute ed alla qualità dei prodotti”.
Cosa si mangia nella pausa pranzo? Soprattutto panini e tramezzini (34,1) ma anche pizza (33,8). Il 30% mangia solo un primo e il 24% solo un secondo. Pranzo completo solo per il 13% degli clienti.
Le cose cambiano per la cena. A farla da padrona in questo caso è la pizza, scelta dal 60% di chi mangia fuori casa la sera mentre il 34%ordina primo e secondo o contorno e il 20% opta per il pasto completo. Anche la spesa sale. Tra i 10 e 20 euro per il 54,6% dei consumatori e oltre i 20 euro per il 35%.
La domanda dei marchigiani viene soddisfatta da 8.520 attività di ristorazione iscritte alle Camere di Commercio a settembre 2016. Cinque anni fa le imprese in attività era di 8.121. In questi anni di crisi sono quindi aumentate di 399 unità di cui 281 ristoranti, 111 bar e 7 servizi di catering.
L’offerta dei servizi di ristorazione nelle Marche, dopo aver reagito brillantemente alla crisi già nel corso del 2011-2015, ha continuato ad espandersi anche nel corso del 2016. Questo perché l’alimentazione e il ristoro costituiscono necessità che sono cresciute di peso invece che calare nella composizione dei consumi dei marchigiani. Ciò ha portato da un lato alla crescita dei soggetti dell’offerta, dall’altro ad una crescente concorrenza tra di essi che si è riverberata sulla qualità e, di conseguenza, sulla domanda, in un circolo virtuoso che dovrebbe aver conferito ai servizi alla ristorazione marchigiana,una crescente qualificazione, confermata anche dalle tendenze favorevoli che registrano le iscrizioni di giovani alle scuole professionali per i settori alberghiero, della ristorazione, di sala bar, di cucina e turismo.
Scelta della location, personalizzazione dell’offerta, professionalità del personale. Sono questi, oltre alla qualità del cibo, i requisiti che determinano il successo o il fallimento di una attività di ristorazione.
“Soprattutto -sostiene Di Ferdinando- il personale può segnare la sorte di un locale. Sia quello in cucina sia quello in sala. In particolare questi ultimi devono conoscere le lingue, avere competenze culinarie ed enologiche, avere capacità relazionali”. (Cna Marche)