Addio Punti di Primo Intervento: adesso c’è il medico di Continuità o un infermiere

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Fossombrone – Sono iniziati i lavori di ristrutturazione dell’ormai ex Punto di Primo Intervento, di quello che rimane del vecchio ospedale di Fossombrone. Di ospedale è rimasto solo il nome e la scritta che, a rigore, potrebbe arrecare danni alla salute, in quanto crea confusione al paziente che ignaro, recandosi in questa struttura pensa di trovare una risposta pronta ed immediata alla sua urgenza sanitaria . Ma di pronto ed immediato rimane solo il servizio del 118 qualora non fosse impegnato in altra urgenza/emergenza sul territorio. Nel Nuovo PAT che sostituirà il PPI, il paziente sarà accolto dal medico di Continuità Assistenziale (ex guardia medica) o da un infermiere. Niente sarà più come prima; arrivando in questa struttura il paziente riceverà una prestazione esclusivamente ambulatoriale, oppure verrà prontamente trasferito al pronto soccorso di Urbino.
Non sarà più possibile trattare in questa struttura, anche una patologia come una colica renale che necessita di osservazione, in quanto non c’è lo spazio materiale dove allocare il paziente in attesa che la terapia faccia effetto, né di poter fare effettuare un qualsiasi esame ecografico o radiologico in urgenza ne’ tanto meno fare esami di laboratorio se il paziente è barellato, in quanto l’attività è diventata solo di tipo ambulatoriale ,non avendo più a disposizione una stanza dove il pz rimane in standby. Con la presenza del medico di Continuità Assistenziale nei locali dell’ex Punto di Primo Intervento , si vuol far credere che tutto sia come prima, ma cosi non è. Anzi ciò crea confusione e disorientamento al paziente.
Il paziente che dovesse accedere direttamente al PAT in una condizione di urgenza-emergenza, ad esempio un dolore toracico, se l’ambulanza medicalizzata è impegnata sul territorio, dovrà necessariamente essere trasferito ad altra struttura essendo il PAT esclusivamente struttura ambulatoriale non deputato a gestire le emergenze. Il Medico di Continuità Assistenziale, presente nel PAT, dopo aver accolto e valutato il paziente, qualora riscontrasse uno stato di urgenza-emergenza non potrà far altro, coadiuvato dall’infermiere professionale, che allertare il servizio 118 magari di Fano o Marotta (con il medico a bordo), o di Calcinelli (con il solo infermiere) ed attivare il trasferimento del paziente non potendo neanche avvalersi di consulenze specialistiche.
A questo punto, piuttosto che questa “messa in scena” fuorviante, sarebbe stato più onesto, per la Regione, chiudere semplicemente il Punto di Primo Intervento, lasciando la Continuità Assistenziale al suo posto, senza dare al paziente false aspettative e senza creare tra gli operatori stessi difficoltà di gestione del paziente.
Non solo, poiché l’ambulanza del 118 utilizzerà lo stesso ingresso da cui accedono i pazienti diretti alla Continuità Assistenziale, si potrà correre anche il rischio di ritardare la partenza del mezzo del 118 causa la presenza di utenza in sosta davanti al mezzo stesso.
Queste modifiche apportate all’ex PPI comportano un aggravio di spese non solo di ristrutturazione dei locali ma anche per il maggior numero di ambulanze che dovranno necessariamente essere impiegate per trasferire i pazienti afferiti al PAT di Fossombrone, non per patologie puramente ambulatoriali, al Pronto Soccorso di Urbino. Problematiche di trasferimento a mezzo ambulanza, riguarderanno ovviamente anche Cagli e Sassocorvaro in quanto lo smantellamento dei PPI dovrebbe riguardare anche questi ex ospedali anche se attualmente pare che ancora in questi nosocomi non sia cambiato nulla.
Ci sarà la necessita’ pertanto di dover incrementare il numero delle ambulanze in quanto quelle attuali sarebbero insufficienti. Nella nostra vallata sarà un girovagare di ambulanze.
Nel futuro prossimo cosa si profila? Forse la privatizzazione della Sanità? Anche i servizi essenziali non verranno più garantiti? Forse all’ospedale di Cagli o di Sassocorvaro, si stanno già attendendo gli insediamenti dei privati? Che pensare del nuovo poliambulatorio di Ponte Degli Alberi di Fossombrone , che a breve probabilmente otterrà la convenzione con la Regione?
E’ questa la politica della Regione Marche proiettata all’ospedale unico di Pesaro e che contestualmente distrugge quel poco che è rimasto dei vecchi nosocomi dell’entroterra?. Come SMI vorremmo avere risposte chiare dalla Regione sui PAT e non propaganda. Riteniamo che la Regione debba dare risposte convincenti, concrete ai territori, non possiamo permettere che intanto il cittadino nel frattempo possa solo sperare di stare bene!

(di Santina Catanese Responsabile SMI Marche)