3 Ipermercati nel raggio di 16 km; troppi per i sindacati

Sono preoccupati Fabrizio Bontà, Domenico Montillo e Loredana Longhin, rispettivamente rappresentanti di Uiltucs Uil, Fisascat Cisl e Filcams Cgil.

Pesaro – Continuano le aperture degli esercizi di piccola e media grandezza a Pesaro e così l’avvio di un nuovo SuperConad in zona “Celletta” di qualche tempo fa, ha fatto il coppia con il Lidl che ha inaugurato, per la prima volta con questo marchio dalle nostre parti, la sua struttura il primo dicembre.
«All’apparenza nessuno problema – proseguono i sindacalisti -, nuove aperture rappresentano nuovi investimenti e nuovi posti di lavoro: peccato che la nostra Provincia sia ormai satura, e non da oggi, per quanto riguarda questo settore. Tre Ipermercati nel raggio di 16 km. (IperRossini, IperCoop e Auchan tra Pesaro e Fano) e un innumerevole gruppo di Supermercati di tutti le marche hanno riempito e colorato le nostre città. Ma in un momento di forte recessione come quello che sta vivendo ancora il nostro Paese non porta benefici ma problematiche a cominciare proprio… dall’occupazione: tutte le catene sono in difficoltà perchè i soldi da spendere per i clienti sono sempre meno. Le tanto auspicate liberalizzazioni (panacea di tutti i mali per qualcuno) hanno finito per aggravare una situazione di per sé già compromessa”.
Bontà, Longhin e Montillo sottolineano che «è cambiato il modo di fare la spesa perchè le sofferenze delle famiglie italiane sono tangibili: la massa di volantini pubblicitari che puntualmente inonda le nostre caselle di posta è diventata l’occasione per offrire più opportunità al cliente ma, al tempo stesso, di abbattere considerevolmente i margini di guadagno delle aziende perchè la massaia (o chi per lei), avendo più tempo a disposizione e meno soldi in tasca, gira buona parte di questi punti vendita comprando solo le promozioni. Andando in controtendenza con qualche tempo fa, quando l’articolo civetta (quello che attirava il cliente per il prezzo appetibile) faceva acquistare la spesa totale in quello stesso supermercato o Ipermercato.
Naturale conseguenza sono state «le aperture liberalizzate e indiscriminate che non hanno beneficiato nessuno ma che, inevitabilmente, hanno finito per colpire solo una categoria, ossia quella dei dipendenti».
Sarebbe opportuno «riportare tutto ad una normalità a misura d’uomo: bloccando le aperture che, a breve, creeranno altro precariato sia tra i vecchi punti vendita ma anche tra i nuovi per i motivi sopra spiegati ma anche sulle aperture domenicali e festive che non hanno fatto altro che cambiare le abitudini di spesa degli italiani non aumentando di un solo euro i fatturati». «Tutte le generazioni – concludono – sono cresciute bene con un numero ristretto di supermercati e Ipermercati e aperti solo dal lunedì al sabato».