Social media e terrorismo: i familiari delle vittime di Orlando vogliono denunciare Facebook Twitter e Youtube

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Sul web si condivide di tutto. Ed è così che i “media sociali” – primi fra tutti Facebook Twitter e Youtube – possono diventare messaggeri involontari del terrorismo.

Per dovere di cronaca è giusto ricordare che il 12 giugno 2016 il 29enne Omar Mateen uccise 49 persone in un locale gay di Orlando, Stati Uniti. Ora le famiglie delle vittime hanno citato in giudizio Twitter Facebook e Google (proprietaria di Youtube) per aver dato “supporto materiale” all’Isis e aver incitato Mateen a compiere quell’atroce gesto.

Come? Secondo l’accusa, i tre siti web avrebbero fornito gli strumenti con cui condividere messaggi di propaganda terroristica per raccogliere fondi e attrarre nuove reclute, tra le quali anche Mateen. “Senza questi siti, la crescita incontrollata dell’Isis non sarebbe stata possibile” – affermano i familiari. Non solo. Le pubblicità personalizzate secondo i gusti e le esigenze degli utenti fruttano grandi ricavi ai tre colossi del web, i quali potrebbero aver condiviso i proventi con gli “inserzionisti del terrore”.

Se la sentenza dovesse dare ragione ai famigliari delle vittime, le conseguenze potrebbero rivoluzionare  internet e, di conseguenza, le regole sulla libera pubblicazione dei contenuti.

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