Giochiamo al malato e l’infermiera? Basta essere associati a erotismo e sesso. E’ offensivo

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Negli ultimi giorni sono apparsi a Pesaro e Fano dei manifesti pubblicitari di un locale di Riccione con la seguente dicitura “Giochiamo al malato e l’infermiera? sexy hospital” con una apparente infermiera in abiti discinti come sfondo. Tutto ciò riconduce ancora una volta i cittadini nel vedere la figura dell’infermiera in modo addirittura offensivo, associandola all’erotismo e al sesso. L’opinione pubblica italiana ha ancora una percezione inadeguata del ruolo e dell’attività degli infermieri. Sulla professione pesa ancora un fardello di stereotipi e di luoghi comuni che, nonostante la costante crescita del gruppo professionale ed il riconoscimento legislativo, si ripropone come un’eredità tanto anacronistica quanto difficile da scardinare.
Un certo tipo di produzione cinematografica ha evocato la figura della “disinibita infermiera” pronta a ogni cura-prestazione sessuale, in grado di far resuscitare l’inerzia dell’indolenza maschile. Questi sono luoghi comuni difficili da scardinare, per questo motivo siamo a scriverLe in difesa dell’immagine della professione infermieristica.
La Federazione Ipasvi da una parte difende i colleghi infermieri nel tentativo di andare oltre il demansionamento, pretendendo il riconoscimento delle nuove competenze, dall’altra parte è costretta, insieme ai singoli Collegi IPASVI, a difendersi da simili iniziative private che nei fatti ledono l’immagine di professionisti seri e preparati come l’infermiere. Fondamentale è il riconoscimento sociale ancora parziale raggiunto dalla professione infermieristica, ma difficile in quanto ancora collegata a stereotipi e luoghi comuni che i mass media ed i privati ancora contribuiscono a diffondere anziché limitare.
Tali manifesti oltre a gettare discredito sulla categoria, generano nel pubblico erronee convinzioni sulle competenze di questi professionisti, dimostrando quanto il redattore del manifesto ignori completamente che l’infermiere è responsabile dell’assistenza infermieristica, e che si diventa infermiere dopo avere seguito un percorso di studi universitario, al termine del quale, per esercitare la professione, deve iscriversi in un apposito albo, ed è soggetto al potere disciplinare dell’Ipasvi, in caso di violazioni deontologiche o di norme di legge. Pertanto chiediamo dei provvedimenti onde evitare il diffondersi di tale materiale pubblicitario, a tutela dei diritti del professionista infermiere e della sanità in generale.

(Da Laura Biagiotti Presidente Consiglio Direttivo IPASVI)

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