Banca Marche, una vendita che non convince per niente e preoccupa. Lo dice la Confartigianato

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Ubi all’acquisto di Banca Marche, una operazione che preoccupa, e non poco, la Confartigianato di Ancona – Pesaro e Urbino, perché potrebbe causare nuove difficoltà a famiglie e imprese del territorio in uno scenario già complesso caratterizzato da un credito in continuo calo.
Secondo i dati dell’Ufficio Studi di Confartigianato su dati Banca d’Italia e Artigiancassa, nelle Marche, ammonta a 23.341 milioni di euro a marzo lo stock di prestiti alle imprese, diminuito in un anno del 10,1%.
Peggio va all’artigianato, che nello stesso lasso di tempo ha visto i suoi finanziamenti calare del 14,1% (333 mln di euro in meno) per assestarsi a 2.032 milioni. Il segno meno accomuna tutte le province marchigiane, Pesaro-Urbino in testa (-16,6%), Macerata (-14,9%), Ancona (-14,3%), Ascoli Piceno (-11,2%) e Fermo (-9,0%). Lo stock di prestiti concessi all’artigianato è distribuito in 555 mln di euro nella provincia di Ancona, 520 a Pesaro e Urbino, 466 a Macerata, 254 a Fermo, 237 ad Ascoli Piceno.
“Siamo preoccupati dall’operazione Ubi – Banca Marche, per le conseguenze potenzialmente dannose per le imprese e per il territorio – dichiara il Presidente Confartigianato Imprese Ancona – Pesaro e Urbino Valdimiro Belvederesi – Per le prime, la concentrazione del rischio può comportare una riduzione dei finanziamenti. Se è prassi comune per le attività aprire più linee di finanziamento, quelle con Ubi e Banca Marche saranno accorpate con inevitabile calo degli importi.
Per il territorio, la sovrapposizione di filiali può portare a una razionalizzazione, con una pesantissima riduzione del personale e conseguente impoverimento del tessuto sociale.
Queste sono le ragioni che determinano la nostra preoccupazione. Chiediamo pertanto che la nuova governance elabori una strategia coinvolgendo i rappresentanti delle imprese e dei lavoratori del nostro territorio, tanto più necessaria in questo scenario ancora complesso in termini di liquidità.
Meno prestiti significa, da un lato, incertezza degli imprenditori ad effettuare investimenti e, dall’altro, rigidità degli istituti di credito a concedere fiducia alle imprese. In una fase tanto delicata, vanno create le condizioni per restituire fiducia ai nostri imprenditori.
Contemporaneamente le banche – sul cui stato di salute Governo e Banca d’Italia hanno speso importanti parole di rassicurazione – devono fare la loro parte e non possono far mancare il carburante indispensabile per rimettere in moto il sistema produttivo”.

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