Crocifisso affisso nell’aula del Consiglio regionale. La civiltà passa proprio per il sud.

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Disturba la coscienza delle persone di altre religioni e degli atei. Non si possono allora fare presepi, mettere crocifissi nelle scuole e luoghi pubblici, portare segni cristiani. A rimettere le cose in ordine c’ha pensato la Regione Puglia che ha deciso di affiggere il crocifisso nell’aula del Consiglio regionale della Regione Puglia.
Il crocifisso non lede la libertà della politica, né la sua laicità. Anzi, è un simbolo universale dei valori di libertà, uguaglianza, tolleranza e rispetto per la persona.
Lo ha deciso l’assemblea legislativa pugliese approvando, con 24 voti favorevoli e 14 contrari, una mozione presentata dal consigliere di FI Domenico Damascelli.
Il consiglio si è espresso con votazione segreta chiesta dal capogruppo dei Popolari Napoleone Cera, e senza dar luogo a dibattito sulla mozione, avendo ritenuto sufficiente la discussione svoltasi nella seduta del 18 ottobre scorso. Nessun scontro ideologico, quindi, e una maggioranza ampia.
Nella mozione approvata è detto che “la presenza del Crocifisso non concerne il principio della laicità dello Stato, giacché autentica e credibile è quella laicità che riconosce il messaggio proveniente dalle antiche e comuni tradizioni spirituali su cui, indiscutibilmente, si fonda l’humus culturale italiano ed europeo, ed è cosa ben differente dal laicismo di stampo sterilmente e vacuamente anti-cristiano e anticlericale”.
La mozione richiama inoltre un parere del Consiglio di Stato, il 556 del 2006, nel quale si afferma “che in Italia il Crocifisso è atto ad esprimere, appunto in chiave simbolica ma in modo adeguato, l’origine religiosa dei valori di tolleranza, di rispetto reciproco, di valorizzazione della persona, di affermazione dei suoi diritti, di riguardo alla sua libertà, di autonomia della coscienza morale nei confronti dell’autorità, di solidarietà umana, di rifiuto di ogni discriminazione, che connotano la civiltà italiana”.

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