Il Consiglio Regionale del Veneto ha approvato, a maggioranza, la legge di riforma sanitaria proprio ieri venti ottobre.

Tale legge produrrà secondo le stime risparmi per novanta milioni d’euro all’anno che verranno investiti, sopratutto, nella medicina territoriale (integrazione dei distretti sanitari, medici di cure primarie e sistema della residenzialita’ e semi-residenzialita’ extra ospedaliera) senza toccare nessun ospedale ma riducendo le aziende sanitarie da 21 a 9 con i relativi direttori generali ed i loro staff. Secondo il principio basilare che la salute oltre che praticata deve essere per primo percepita dai cittadini.

La Regione Marche, al contrario, per risparmiare vuol chiudere gli ospedali, infischiandosene di ciò che percepiscono i marchigiani.

Con un Piano Socio-Sanitario vecchio, precedente alla Legge sulla “Spending review” ed alla Legge di conversione del decreto Balduzzi.

Un Piano basato sull’edilizia ospedaliera, nuovi ospedali, come il nuovo dell’Azienda Ospedaliera Marche Nord, costo base di 145 milioni d’euro, il nuovo Salesi d’Ancona, costo 50 milioni d’euro, il nuovo della provincia di Macerata, costo stimato di 270 milioni d’euro, il nuovo della provincia di Fermo per 70 milioni d’euro. Non si è costituita l’Azienda Ospedaliera Marche Sud altrimenti avremmo in previsione il nuovo ospedale della provincia di Ascoli.

Altro che recupero oculato dell’esistente, come al solito per dare degli stimoli all’economia locale si punta sul consumo del suolo, sul cemento e sul mattone.

I risparmi verranno contabilizzati solo fra ventanni, se va bene, la medicina territoriale verrà ulteriormente sacrificata al monocentrismo ospedaliero. Bel paradosso per chi, fino poco tempo fa, declamava le lodi della medicina preventiva e d’iniziativa.

Occorre una levata di scudi generale contro queste colate di cemento ospedaliere che poco hanno a che fare con una vera ed utile “riforma sanitaria regionale”. Il Veneto insegna.